Sarò breve:
Prediamo in considerazione le categorie citate da Ken Wlber: pre-personale, personale, transpersoale, extrapersonale.
Nella sua articolata trattazione a proposito di quello che chiama l’errore pre/trans Wilber4 si rifà a Hegel e Aurobindo, ad Aristotele e Teillhard de Chardin per definire la direzione evolutiva del mondo lungo una linea che procede da più bassi a più alti livelli d’organizzazione caratterizzati da un aumento di complessità e consapevolezza. Per Hegel e per la filosofia perenne più in generale la storia dell’evoluzione è la storia dell’auto-realizzazione dello spirito, quel processo per il quale “Lo Spirito conosce Se stesso in forma di Spirito”.5 Si tratta di una sequenza di sviluppo descritta da Hegel in tre stadi che si snodano attraverso i piani della natura, dell’umanità e della divinità. Tre stadi che coincidono con quelli che Wilber definisce dal punto di vista psicologico come: prepersonale, personale e transpersonale. Il prepersonale o inconscio è quello che Hegel considera il piano della natura dove lo spirito si auto-aliena nella materia, il piano delle sensazioni e percezioni corporee; il personale è per Hegel il piano nel quale lo spirito ritorna allo spirito superando l’auto-alienazione attraverso l’auto-coscienza, il luogo dell’io, della coscienza mentale, razionale; il transpersonale è nella visione hegeliana il piano nel quale lo spirito riscopre se stesso come spirito, il luogo della divinità, del superconscio.
La differenza tra contenuti transpersonali e contenuti extrapersonali, è invece più sottile.
La linea di confine tra i due sembra disporsi sulla soglia del sacro. Questo significa che diversi fenomeni apparentemente simili sono invece espressione di un piano di coscienza diverso, definiti da una atteggiamento sacro o profano.
Uscendo dall’ambito psicologico per azzardarci in quello psicopolitico possiamo interrogarci dapprima su cosa si intenda per politica.
La bassa politica di casa nostra ci ha abituati a confondere la politica con l’arte di conquistare le preferenze e tutelare gli interessi di una parte più o meno vasta dell’elettorato.
La politica invece dovrebbe coincidere con quella ben più sottile capacità di trasformare le preferenze degli elettori e di spingerli persino a reinterpretare i loro propri interessi, riflettendoci sopra fino a persuadersi e accettare misure che sembrano contraddire nel breve termine sia le loro preferenze che i loro interessi ... tenendo conto e molto dell’interesse generale e del futuro, no solo della propria bottega oggi.
Pre-personale
Una visione pre-personale non si avvicina minimamente a un’argomentazione di questo tipo, occupata esclusivamente della propria sopravvivenza immediata. Stiamo parlando della legge della giungla, della logica del mors tua vita mea, di un sistema di pensiero primario, solitamente magico-superstizioso che vede un mondo animato da forze occulte da combattere tanto più nemiche quanto più diverse e di organizzazione socio-politca pressoché inesistente. Si pensi ai sistemi tribali concepiti nel loro versante peggiore di cui alcuni esempi attuali possono essere la Libia, l’Iraq, l’Afghanistan, la Somalia.
Personale
Lo sguardo personale limitato dall’ottusità narcisistica obbliga alla passione dell’egoismo e imprigiona nella morale del partito della pagnotta: a posto Io, a posto tutti.
Si tratta della bassa politica prima citata, quella che conosciamo molto bene grazie alla passerella mediatica sulla quale governo dopo governo, legislatura dopo legislatura è stata fatta sfilare da generazioni di volti senza vergogna di sé. La politica al servizio delle lobby, dei poteri forti, degli interessi particolari, delle leggi ad personam, del voto di scambio, dei patti elettorali, delle tangenti e dei finanziamenti illeciti, delle connivenze e dei favori, del durare a lungo facendo poco, per non scontentare nessuno. Si pensi ai tanti esempi diffusi ad ogni latitudine a partire dalle repubbliche delle banane su fino agli ultimi drammatici esempi di casa nostra.
Transpersonale
E venne Monti, chiamato dall’insuccesso della politica, venuto dall’economia, amato dalla finanza. Niente di peggio, direte voi, l’anticristo.
Una simile visione è altrettanto ottusa di quella dei pagnottari.
Torniamo alla parola chiave di una buona politica: trasformazione.
Una politica ad alto tasso trasformativo spinta dall’esagerazione nello slancio al cabiamento ha condotto alle poche rivoluzioni riuscite dei secoli scorsi e alle tante fallite di ogni epoca le quali avevano in comune pretese politiche ed ideologiche altissime per il bene della causa, dell’ideologia, del partito, delle masse, della fede e la promessa di un radioso futuro lontanissimo dopo un periodo di sacrifici e un po’ di fame.
L’epoca delle rivoluzioni continua nei paesi a sfondo pre-personale dove le condizioni di vita sono così disastrose da poter essere barattate facilmente con un po’ di speranza e il rischio della vita; appare improponibile nel panorama a tinte spiccatamente personali dell’occidente del terzo millennio.
Una politica a tasso trasformativo vicino allo zero, quella dei pagnottari descritti sopra, durare a lungo non facendo nulla, offrire un paio di scarpe o una pensione d’ invalidità in cambio del voto, allo stesso modo è destinata a fallire.
Che fare?
Bruciare i cassonetti? Occupare wall street, yes?
Ma intanto qualcuno deve fare abbassare lo spread e impedire a quegli stronzi dei rating di togliere le A, altrimenti sono guai ser per tutti e prima di tutti proprio per te che ti incazzi e sbraiti ma non sai che pesci pigliare.
Lo spread che scende fa molto meglio alle tue tasche che cento euro in più nella busta paga, una pensione sicura anche se tre anni dopo è una grazia che un gruppo di tecnici borghesi servi del sistema ( si sarebbe detto un tempo) ha conquistato per te, la credibilità internazionale è un investimento prezioso che la faccia di Monti, anche se non ha l’appeal di Che Guevara, ha speso non solo per se ma per il futuro dei tuoi figli.
Avere la stessa faccia dei potenti ma anche un cuore che batte in petto,
Fare la rivoluzione senza farla, giocare al gioco dei padroni del mondo per conferirgli un’anima, tenere la barra al centro nella tempesta in attesa che si plachi, come la notte, che diventa giorno senza farsi accorgere, in pieno stile transpersonale.
Che stia invecchiando?
giovedì 23 febbraio 2012
giovedì 29 dicembre 2011
La catena delle potenze
Un maestro, tale Sanatkumāra se ne stava beatamente disteso in un’alcova di legno intarsiato ricoperta da morbidi guanciali e sete preziose, il suo corpo bronzeo, luccicava al sole per via degli unguenti dei quali era cosparso, la sua anima ardeva di recitazione interiore, il suo ventre giaceva appagato. Nell’istante in cui i due fuochi si riconobbero, s’accese in cielo il lampo dell’affinità elettiva che brulicò un fervore di mille faville tra i rami dell’albero del Manas, e il maestro rivolgendosi a Luis, nel bagliore di cristalli in fiore, lo apostrofò nella maniera seguente: «Vieni da me con ciò che tu sai».
Luis, zitto per la bizzarria sorprendente della richiesta, ma effervescente feconde risonanze col campo che lo circondava, pensò il flusso intuitivo più copioso che poté.
Tentò di raccogliere in una summa, essenziale ma accurata, la marea montante di comprensioni di cui era stato soggetto in tempi recenti, si adoperò con la perizia del pensatore a riconvertire il caos raffazzonato delle acquisizioni in precise, lineari sequenze logiche. Pur graziato, faticò, ma invano.
«Tutto ciò che hai indicato non è altro che nomi», tagliò corto Sanatkumāra, inanellando da quel momento in poi una sequela impressionante di dualismi che susseguendosi lungo una spirale evolutiva ascendente si trascendevano e includevano senza sosta. La conoscenza, Veda, lasciava così il posto a Vāc, parola in quanto «colei che tutto penetra e a cui nulla può negarsi ». Parola a sua volta era sottomessa a Manas, la mente, la quale cedeva però il passo ai suoi modi, primo tra tutti l’intento, Samkalpa, « l’impulso primo che muove il dispiegamento di ciò che è ».
Muove la terra, il cielo e l’altre stelle estendendo così la giurisdizione della mente ben oltre il microcosmo individuale per raggiungere la totalità del cosmo e di tutti i suoi elementi, quelli che diverranno poi gli esseri senzienti del buddismo o i diecimila esseri del taoismo, o ancora le creature di san Francesco.
Ma l’intenzione rappresenta solo il prodromo del risveglio, la consapevolezza, Citta, è ben più dell’intenzione essa è l’atto di accorgersi, l’arte della quale i rsi son maestri, in quanto sorveglianti del mondo. Essi, eternamente desti, trascendono Citta in Dhyāna, la meditazione, giacché la terra e le acque, gli dei e gli uomini, in un certo modo, meditano e: «coloro fra gli uomini che raggiungono la grandezza sono, in certo modo, partecipi della meditazione». La potenza successiva alla meditazione si configura come discernimento, vijnānana, trasceso nella forza, hala; oltre la forza il cibo, anna, oltre il cibo tejas, le acque, oltre le acque lo spazio, ākāsa, oltre lo spazio smara, la memoria, oltre la memoria prāna, il soffio.
Il soffio? Luis impallidì al pensiero delle soglie, ineffabili che si schiudono quando il respiro scompare. E dal cilindro del soffio Sanatkumāra estrasse, ineffabili, ulteriori percorsi, che ricorsero per la seconda volte alla mente, manas, ma questa volta nel suo versante di Verità, discernimento del pensiero che conduce alla fede, shraddā.
Ma la fede è nella pratica perfetta, tapas, il sacrificio e i sacrificio nella gioia, sukha, e la gioia nella pienezza, bhūman.
E di Luis si poteva dire che fosse sorretto dalla grazia, come il bimbo il grembo materno, beato e sciallo, assisteva alla sfilata delle potenze, con calma olimpica, tanto da reggere la sorpresa che stava per arrivare con intatta presenza.
Si perché con perfetta scelta di tempo Sanatkumāra, fa seguire alla pienezza niente meno che sua maestà l ‘Ego, o meglio ahamkāra, ciò che millenni più tardi la psicologia occidentale identificherà con l’Io. Egli così si esprime: « l’io è in basso, è in alto, è a ovest, è a est, è a sud, è a nord, l’io è tutto questo».
E di nuovo il pensiero di Luis andò alla condanna della Verità e al suo cruccio della dimostrazione scientifica, ma non si scoraggiò perché quello era i luogo dove nessuna forma di scoraggiamento era prevista. Non si scoraggiò ed ebbe l’insight che gli prefigurò lo scenario definitivo. Luis sentì tutta la potenza dell’Ego nelle sue viscere, ne subì tutto il fascino, ne bevve fino all’ultima goccia, si saziò di potere e gloria, raggiunse gli apici più acuti dell’illusione di Sé, venne fatto a pezzi e divorato dalle sue fauci fameliche, urlò tutto il suo terrore, tremò tutti i brividi del più gelido l’inverno e vide. Vigile, si accorse della tentazione di Lucifero, della vanità del Reale, della tremenda, quasi irresistibile tentazione dell’Io, talmente simile al Sé da coincidervi. Ecco dunque la meta, la meta che non c’è, il termine ultimo, l’ātman, il Sé.
Luis, zitto per la bizzarria sorprendente della richiesta, ma effervescente feconde risonanze col campo che lo circondava, pensò il flusso intuitivo più copioso che poté.
Tentò di raccogliere in una summa, essenziale ma accurata, la marea montante di comprensioni di cui era stato soggetto in tempi recenti, si adoperò con la perizia del pensatore a riconvertire il caos raffazzonato delle acquisizioni in precise, lineari sequenze logiche. Pur graziato, faticò, ma invano.
«Tutto ciò che hai indicato non è altro che nomi», tagliò corto Sanatkumāra, inanellando da quel momento in poi una sequela impressionante di dualismi che susseguendosi lungo una spirale evolutiva ascendente si trascendevano e includevano senza sosta. La conoscenza, Veda, lasciava così il posto a Vāc, parola in quanto «colei che tutto penetra e a cui nulla può negarsi ». Parola a sua volta era sottomessa a Manas, la mente, la quale cedeva però il passo ai suoi modi, primo tra tutti l’intento, Samkalpa, « l’impulso primo che muove il dispiegamento di ciò che è ».
Muove la terra, il cielo e l’altre stelle estendendo così la giurisdizione della mente ben oltre il microcosmo individuale per raggiungere la totalità del cosmo e di tutti i suoi elementi, quelli che diverranno poi gli esseri senzienti del buddismo o i diecimila esseri del taoismo, o ancora le creature di san Francesco.
Ma l’intenzione rappresenta solo il prodromo del risveglio, la consapevolezza, Citta, è ben più dell’intenzione essa è l’atto di accorgersi, l’arte della quale i rsi son maestri, in quanto sorveglianti del mondo. Essi, eternamente desti, trascendono Citta in Dhyāna, la meditazione, giacché la terra e le acque, gli dei e gli uomini, in un certo modo, meditano e: «coloro fra gli uomini che raggiungono la grandezza sono, in certo modo, partecipi della meditazione». La potenza successiva alla meditazione si configura come discernimento, vijnānana, trasceso nella forza, hala; oltre la forza il cibo, anna, oltre il cibo tejas, le acque, oltre le acque lo spazio, ākāsa, oltre lo spazio smara, la memoria, oltre la memoria prāna, il soffio.
Il soffio? Luis impallidì al pensiero delle soglie, ineffabili che si schiudono quando il respiro scompare. E dal cilindro del soffio Sanatkumāra estrasse, ineffabili, ulteriori percorsi, che ricorsero per la seconda volte alla mente, manas, ma questa volta nel suo versante di Verità, discernimento del pensiero che conduce alla fede, shraddā.
Ma la fede è nella pratica perfetta, tapas, il sacrificio e i sacrificio nella gioia, sukha, e la gioia nella pienezza, bhūman.
E di Luis si poteva dire che fosse sorretto dalla grazia, come il bimbo il grembo materno, beato e sciallo, assisteva alla sfilata delle potenze, con calma olimpica, tanto da reggere la sorpresa che stava per arrivare con intatta presenza.
Si perché con perfetta scelta di tempo Sanatkumāra, fa seguire alla pienezza niente meno che sua maestà l ‘Ego, o meglio ahamkāra, ciò che millenni più tardi la psicologia occidentale identificherà con l’Io. Egli così si esprime: « l’io è in basso, è in alto, è a ovest, è a est, è a sud, è a nord, l’io è tutto questo».
E di nuovo il pensiero di Luis andò alla condanna della Verità e al suo cruccio della dimostrazione scientifica, ma non si scoraggiò perché quello era i luogo dove nessuna forma di scoraggiamento era prevista. Non si scoraggiò ed ebbe l’insight che gli prefigurò lo scenario definitivo. Luis sentì tutta la potenza dell’Ego nelle sue viscere, ne subì tutto il fascino, ne bevve fino all’ultima goccia, si saziò di potere e gloria, raggiunse gli apici più acuti dell’illusione di Sé, venne fatto a pezzi e divorato dalle sue fauci fameliche, urlò tutto il suo terrore, tremò tutti i brividi del più gelido l’inverno e vide. Vigile, si accorse della tentazione di Lucifero, della vanità del Reale, della tremenda, quasi irresistibile tentazione dell’Io, talmente simile al Sé da coincidervi. Ecco dunque la meta, la meta che non c’è, il termine ultimo, l’ātman, il Sé.
mercoledì 28 dicembre 2011
Professioni non regolamentate: la legge è fatta.
Professioni non regolamentate: la legge è fatta, a gennaio l'approvazione in Parlamento. La linea dell'Ancot, Associazione nazionale consulenti tributari, in tema di riforma delle professioni non ordinistiche è risultata vincente. Come già anticipato dalla stampa specializzata la X Commissione della Camera ha licenziato il testo contenente le 'Disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi'. Il testo abbinato C.1934, raccoglie e unifi ca le varie proposte di legge che erano giacenti in commissione quali la C.1934 Froner; C.2077 Formisano; C.3131 Buttiglione; C.3488 Della Vedova e C.3917 Quartiani, adottato dalla commissione nella seduta dello scorso 20 luglio, dopo una richiesta di rifl essione chiesta dal precedente governo riferita a valutare l'opportunità di prevedere l'istituzione di un registro pubblico delle nuove professioni non regolamentate è stato approvato all'unanimità lo scorso 30 novembre.
I vari testi di proposta di legge, lungamente discussi anche all'interno del mondo associativo, vedevano diverse e contrapposte tesi quali, per esempio, il riconoscimento delle associazioni piuttosto che delle singole professioni o il rilascio dell'attestato di competenza subordinato alla certificazione Uni delle attività professionali da parte di un ente terzo alle associazioni. Ora il testo approvato in commissione vede accolte le tesi e le istanze che l'Ancot, fondata nel lontano 1984, porta avanti da anni. Vediamo in dettaglio quali sono i principali contenuti di questo tanto atteso riconoscimento.
Nel testo viene data una chiara defi nizione della professione non regolamentata. Infatti l'art. 1, al comma 2 recita: 'Ai fi ni della presente legge per 'professione non organizzata in ordini o collegi', di seguito 'professione', si intende l'attività economica, anche organizzata, volta alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi, esercitata abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, o comunque con il concorso di questo, con esclusione delle attività riservate per legge a soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell'articolo 2229 del codice civile, e delle attività e dei mestieri artigianali, commerciali e di pubblico esercizio disciplinati da specifi che normative.
Mentre al successivo comma 4 si prevedono le forme di esercizio della professione, compreso lo svolgimento sotto forma di lavoro subordinato, infatti il comma recita: 'La professione è esercitata in forma individuale, in forma associata, societaria, cooperativa o nella forma del lavoro dipendente. Omissis...
Nei successivi articoli 2, 3, 4 e 5 vengono disciplinate (e quindi riconosciute) le associazioni professionali e le forme aggregative delle stesse nonché la pubblicità e gli elementi informativi che esse devono avere. In particolare l'art. 2 è così formulato:
1. Coloro che esercitano la professione di cui all'articolo 1, comma 2, possono costituire associazioni a carattere professionale di natura privatistica, fondate su base volontaria, senza alcun vincolo di rappresentanza esclusiva, con il fine di valorizzare le competenze degli associati, diffondere tra essi il rispetto di regole deontologiche, favorendo la scelta e la tutela degli utenti nel rispetto delle regole sulla concorrenza.
2. Omissis…, l'osservanza dei principi deontologici, nonché una struttura organizzativa e tecnico-scientifica adeguata all'effettivo raggiungimento delle finalità dell'associazione.
3. Le associazioni professionali promuovono, anche attraverso specifiche iniziative, la formazione permanente dei propri iscritti, adottano un codice di condotta..., vigilano sulla condotta professionale degli associati e defi niscono le sanzioni disciplinari da irrogare agli associati per le violazioni del medesimo codice.
4. Le associazioni promuovono forme di garanzia a tutela dell'utente, tra cui l'attivazione di uno sportello di riferimento per il cittadino consumatore, presso il quale i committenti delle prestazioni professionali possano rivolgersi in caso di contenzioso con i singoli professionisti,...
5. Omissis.
6. Ai professionisti di cui all'articolo 1, comma 2, anche se iscritti alle associazioni di cui al presente articolo, non è consentito l'esercizio delle attività professionali riservate dalla legge a specifi che categorie di soggetti, salvo il caso in cui dimostrino il possesso dei requisiti previsti dalla legge e l'iscrizione al relativo albo professionale.
All'art. 4 si prevede che le associazioni professionali, ai fi ni del riconoscimento, 'pubblicano sul proprio sito web gli elementi informativi che presentano utilità per il consumatore, secondo criteri di trasparenza, correttezza, veridicità' e all'art.5, comma 2, si prevede che le associazioni 'Nei casi in cui autorizzano i propri associati ad utilizzare il riferimento all'iscrizione all'associazione quale marchio o attestato di qualità dei propri servizi,... devono essere loro in possesso di un sistema certifi cato di qualità conforme alle norme Uni En 9001 per il settore di competenza'.
All'art. 6 è prevista la possibilità di 'autoregolamentazione volontaria' della prestazione professionale da parte del professionista basata sulla conformità della medesima a norme tecniche Uni Iso, Uni En Iso, Uni En e Uni, ..., di cui alla direttiva 98/34/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 giugno 1998 e sulla base delle Linee guida Cen 14 del 2010'.
Non di secondaria importanza è quanto previsto dall'art.7 del testo circa il 'Sistema di attestazione' che prevede al comma 1: 'Al fi ne di tutelare i consumatori e di garantire la trasparenza del mercato dei servizi professionali, le associazioni professionali possono rilasciare ai propri iscritti, previe le necessarie verifi che, sotto la responsabilità del proprio rappresentante legale, un'attestazione relativa:
a) alla regolare iscrizione del professionista all'associazione;
b) ai requisiti necessari alla partecipazione all'associazione stessa;
c) agli standard qualitativi che gli iscritti sono tenuti a rispettare nell'esercizio dell'attività professionale ai fi ni del mantenimento dell'iscrizione all'associazione;
d) alle garanzie fornite dall'associazione all'utente tra cui l'attivazione dello sportello di cui all'articolo 2, comma 4,della presente legge;
e) al possesso della polizza assicurativa per la responsabilità professionale stipulata dal professionista;
f) all'eventuale possesso da parte del professionista iscritto di una certifi cazione rilasciata da un organismo accreditato relativa alla conformità alla norma tecnica Uni'.
All'art. 8 si norma la validità dell'attestazione di cui sopra. All'art. 9, 'certificazione di conformità a norme tecniche Uni' viene prevista la collaborazione delle associazione 'all'elaborazione della normativa tecnica Uni relativa alle singole attività professionali' e la possibilità per le stesse di 'promuovere la costituzione di organismi di certifi cazione della conformità per i settori di competenza'.
L'art. 10 riguarda la vigilanza e il sistema sanzionatorio applicabile. Fondamentale è stata la battaglia dell'Ancot per quanto riguarda i soggetti che possono rilasciare gli attestati professionali di cui all'art. 7 che vedeva da una parte coloro che volevano che il medesimo fosse subordinato dal possesso della certifi cazione Uni rilasciata da enti certifi catori terzi e dall'altra l'Ancot che riteneva giusto che, oltre a tali enti, anche le associazioni potessero rilasciare attestati professionali fungendo essa stessa come ente terzo a garanzia dei consumatori al fi ne di evitare che si crei un vero e proprio mercato delle attestazioni in capo ad organismi a carattere commerciale. Così come ora normato nella proposta di legge si evita di far gravare sui professionisti i notevoli costi che la certifi cazione Uni richiede. Diamo atto e merito alla Commissione che ha lavorato affi nché la proposta contenesse un testo condiviso da tutti e lasciando fuori dalla porta gli interessi, le ideologie e le pressioni corporative che pure non sono mancate.
Il testo è in attesa del parere da parte della V Commissione, relativamente agli eventuali oneri a carico del bilancio dello stato, mentre ha già ricevuto i pareri favorevoli dalle commissioni: Affari costituzionali; Giustizia e lavoro; quest'ultima ha espresso parere favorevole con la seguente importante osservazione 'valuti la commissione di merito l'opportunità di individuare eventuali misure in grado di rendere meno penalizzante il regime previdenziale dei professionisti di cui alla presente proposta di legge '. Osservazione questa che rende merito anche al lavoro svolto dalla nostra associazione sul fronte delle previdenza per i professionisti iscritti alla gestione separata che sono i più penalizzati fra i lavoratori, siano essi autonomi che subordinati.
Un doveroso apprezzamento va al lavoro svolto dal presidente di commissione on. Manuela Del Lago (Lnp) e al relatore della proposta di legge, l'on. Ignazio Abbrigani (Pdl), i quali si sono profusi per trovare la giusta sintesi fra le varie proposte di legge e i numerosi emendamenti così come un ringraziamento particolare va ai presentatori delle varie proposte di legge sopra citati e a tutti i componenti della X commissione: Attività produttive, commercio e turismo. La speranza è che ora il parlamento, una volta avuti i pareri favorevoli di tutte le commissioni competenti (quello dalla commissione Bilancio è previsto per i primi di gennaio), sia celere nella defi nitiva approvazione che speriamo avvenga senza che ne sia stravolta la portata e gli obiettivi resistendo alle probabili azioni lobbystiche.
Di Dino Agostini
Tratto da:
http://www.assocounseling.it/approfondimenti/articolo.asp?cod=652&cat=RS&titlenav=Rassegna%20stampa
I vari testi di proposta di legge, lungamente discussi anche all'interno del mondo associativo, vedevano diverse e contrapposte tesi quali, per esempio, il riconoscimento delle associazioni piuttosto che delle singole professioni o il rilascio dell'attestato di competenza subordinato alla certificazione Uni delle attività professionali da parte di un ente terzo alle associazioni. Ora il testo approvato in commissione vede accolte le tesi e le istanze che l'Ancot, fondata nel lontano 1984, porta avanti da anni. Vediamo in dettaglio quali sono i principali contenuti di questo tanto atteso riconoscimento.
Nel testo viene data una chiara defi nizione della professione non regolamentata. Infatti l'art. 1, al comma 2 recita: 'Ai fi ni della presente legge per 'professione non organizzata in ordini o collegi', di seguito 'professione', si intende l'attività economica, anche organizzata, volta alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi, esercitata abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, o comunque con il concorso di questo, con esclusione delle attività riservate per legge a soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell'articolo 2229 del codice civile, e delle attività e dei mestieri artigianali, commerciali e di pubblico esercizio disciplinati da specifi che normative.
Mentre al successivo comma 4 si prevedono le forme di esercizio della professione, compreso lo svolgimento sotto forma di lavoro subordinato, infatti il comma recita: 'La professione è esercitata in forma individuale, in forma associata, societaria, cooperativa o nella forma del lavoro dipendente. Omissis...
Nei successivi articoli 2, 3, 4 e 5 vengono disciplinate (e quindi riconosciute) le associazioni professionali e le forme aggregative delle stesse nonché la pubblicità e gli elementi informativi che esse devono avere. In particolare l'art. 2 è così formulato:
1. Coloro che esercitano la professione di cui all'articolo 1, comma 2, possono costituire associazioni a carattere professionale di natura privatistica, fondate su base volontaria, senza alcun vincolo di rappresentanza esclusiva, con il fine di valorizzare le competenze degli associati, diffondere tra essi il rispetto di regole deontologiche, favorendo la scelta e la tutela degli utenti nel rispetto delle regole sulla concorrenza.
2. Omissis…, l'osservanza dei principi deontologici, nonché una struttura organizzativa e tecnico-scientifica adeguata all'effettivo raggiungimento delle finalità dell'associazione.
3. Le associazioni professionali promuovono, anche attraverso specifiche iniziative, la formazione permanente dei propri iscritti, adottano un codice di condotta..., vigilano sulla condotta professionale degli associati e defi niscono le sanzioni disciplinari da irrogare agli associati per le violazioni del medesimo codice.
4. Le associazioni promuovono forme di garanzia a tutela dell'utente, tra cui l'attivazione di uno sportello di riferimento per il cittadino consumatore, presso il quale i committenti delle prestazioni professionali possano rivolgersi in caso di contenzioso con i singoli professionisti,...
5. Omissis.
6. Ai professionisti di cui all'articolo 1, comma 2, anche se iscritti alle associazioni di cui al presente articolo, non è consentito l'esercizio delle attività professionali riservate dalla legge a specifi che categorie di soggetti, salvo il caso in cui dimostrino il possesso dei requisiti previsti dalla legge e l'iscrizione al relativo albo professionale.
All'art. 4 si prevede che le associazioni professionali, ai fi ni del riconoscimento, 'pubblicano sul proprio sito web gli elementi informativi che presentano utilità per il consumatore, secondo criteri di trasparenza, correttezza, veridicità' e all'art.5, comma 2, si prevede che le associazioni 'Nei casi in cui autorizzano i propri associati ad utilizzare il riferimento all'iscrizione all'associazione quale marchio o attestato di qualità dei propri servizi,... devono essere loro in possesso di un sistema certifi cato di qualità conforme alle norme Uni En 9001 per il settore di competenza'.
All'art. 6 è prevista la possibilità di 'autoregolamentazione volontaria' della prestazione professionale da parte del professionista basata sulla conformità della medesima a norme tecniche Uni Iso, Uni En Iso, Uni En e Uni, ..., di cui alla direttiva 98/34/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 giugno 1998 e sulla base delle Linee guida Cen 14 del 2010'.
Non di secondaria importanza è quanto previsto dall'art.7 del testo circa il 'Sistema di attestazione' che prevede al comma 1: 'Al fi ne di tutelare i consumatori e di garantire la trasparenza del mercato dei servizi professionali, le associazioni professionali possono rilasciare ai propri iscritti, previe le necessarie verifi che, sotto la responsabilità del proprio rappresentante legale, un'attestazione relativa:
a) alla regolare iscrizione del professionista all'associazione;
b) ai requisiti necessari alla partecipazione all'associazione stessa;
c) agli standard qualitativi che gli iscritti sono tenuti a rispettare nell'esercizio dell'attività professionale ai fi ni del mantenimento dell'iscrizione all'associazione;
d) alle garanzie fornite dall'associazione all'utente tra cui l'attivazione dello sportello di cui all'articolo 2, comma 4,della presente legge;
e) al possesso della polizza assicurativa per la responsabilità professionale stipulata dal professionista;
f) all'eventuale possesso da parte del professionista iscritto di una certifi cazione rilasciata da un organismo accreditato relativa alla conformità alla norma tecnica Uni'.
All'art. 8 si norma la validità dell'attestazione di cui sopra. All'art. 9, 'certificazione di conformità a norme tecniche Uni' viene prevista la collaborazione delle associazione 'all'elaborazione della normativa tecnica Uni relativa alle singole attività professionali' e la possibilità per le stesse di 'promuovere la costituzione di organismi di certifi cazione della conformità per i settori di competenza'.
L'art. 10 riguarda la vigilanza e il sistema sanzionatorio applicabile. Fondamentale è stata la battaglia dell'Ancot per quanto riguarda i soggetti che possono rilasciare gli attestati professionali di cui all'art. 7 che vedeva da una parte coloro che volevano che il medesimo fosse subordinato dal possesso della certifi cazione Uni rilasciata da enti certifi catori terzi e dall'altra l'Ancot che riteneva giusto che, oltre a tali enti, anche le associazioni potessero rilasciare attestati professionali fungendo essa stessa come ente terzo a garanzia dei consumatori al fi ne di evitare che si crei un vero e proprio mercato delle attestazioni in capo ad organismi a carattere commerciale. Così come ora normato nella proposta di legge si evita di far gravare sui professionisti i notevoli costi che la certifi cazione Uni richiede. Diamo atto e merito alla Commissione che ha lavorato affi nché la proposta contenesse un testo condiviso da tutti e lasciando fuori dalla porta gli interessi, le ideologie e le pressioni corporative che pure non sono mancate.
Il testo è in attesa del parere da parte della V Commissione, relativamente agli eventuali oneri a carico del bilancio dello stato, mentre ha già ricevuto i pareri favorevoli dalle commissioni: Affari costituzionali; Giustizia e lavoro; quest'ultima ha espresso parere favorevole con la seguente importante osservazione 'valuti la commissione di merito l'opportunità di individuare eventuali misure in grado di rendere meno penalizzante il regime previdenziale dei professionisti di cui alla presente proposta di legge '. Osservazione questa che rende merito anche al lavoro svolto dalla nostra associazione sul fronte delle previdenza per i professionisti iscritti alla gestione separata che sono i più penalizzati fra i lavoratori, siano essi autonomi che subordinati.
Un doveroso apprezzamento va al lavoro svolto dal presidente di commissione on. Manuela Del Lago (Lnp) e al relatore della proposta di legge, l'on. Ignazio Abbrigani (Pdl), i quali si sono profusi per trovare la giusta sintesi fra le varie proposte di legge e i numerosi emendamenti così come un ringraziamento particolare va ai presentatori delle varie proposte di legge sopra citati e a tutti i componenti della X commissione: Attività produttive, commercio e turismo. La speranza è che ora il parlamento, una volta avuti i pareri favorevoli di tutte le commissioni competenti (quello dalla commissione Bilancio è previsto per i primi di gennaio), sia celere nella defi nitiva approvazione che speriamo avvenga senza che ne sia stravolta la portata e gli obiettivi resistendo alle probabili azioni lobbystiche.
Di Dino Agostini
Tratto da:
http://www.assocounseling.it/approfondimenti/articolo.asp?cod=652&cat=RS&titlenav=Rassegna%20stampa
venerdì 23 dicembre 2011
ITJ- LETTER FROM THE NEW DIRECTOR
As the new director of the Integral Transpersonal Journal I would like to introduce myself to the readers and contributors of the journal.
My educational background is in clinical psychiatry and neuroimaging research. I can describe my professional development in few words: “From therapist to healer”. I started as a psychiatrist to move to transpersonal psychotherapy, changing my approach to the psychological dimension from biochemical imbalances to a spiritual level; from state of vigilance, as consciousness is defined in medical terms, to states of consciousness. I moved from research in psychiatric diseases using imaging techniques to qualitative research methods applied to psychotherapy.
It is therefore with great pleasure that I accepted the appointment as director of the Integral Transpersonal Journal, which tries to reconcile science and technologies with art and poetry in the transpersonal field.
This task can be difficult as a lot of the experiences reported in this field are very personal and difficult to objectivise, and very often it is hard to express them in a scientific language, which is free from the ambiguity and ambivalence of everyday language and it has no place at all for metaphor. Quoting Janet Cohen “language of science represents the zero degree of deviance while poetic language is its possible maximum”.
I accept the challenge to reconcile scientific and poetic language on this journal, giving the place for transpersonal psychotherapist to report in a scientific language the results of their research and for transpersonal philosophers to share their thoughts and insights in a poetic and metaphorical language.
As it has been said in the first issue “The transpersonal vision is broad, deep, integral and integrating”. Transpersonal can be a philosophical approach to describe human life, it can be a therapeutic method to treat psychological, if not even physical, diseases. In this latter case we need to interface with the scientific medical environment, we have to prove the efficacy and reproducibility of our methods; we have to be prepared to defend our professionalism if not even to deny the accusation of quackery that is moved to us from the academic establishment.
I fully agree with the intent of this journal as it was stated saying: “We wish to help craft an epistemology that allows the transcendental inner experience and the phenomenal experience of the world, nature, culture and environment, consciousness and matter, to be all examined in a participatory light...”, therefore I welcome contributions in the form of philosophical discussion around general topic about human being, environment, etc. However I see this journal also as a way to develop and propagate the knowledge on transpersonal psychotherapy, therefore articles discussing in more scientific terms of therapeutic methods will be accepted as well. Of course the format of the two will be different according to the former statements.
Moreover comments on books, or papers published elsewhere, on transpersonal issues as well as on other interesting topics will be considered for a wider distribution among our readers. Whatever it is our position in the transpersonal field we have to be aware of the world around us, the academic and scientific world, the economic and the organizational world.
I look forward to involve in this exciting enterprise as more readers and contributors as possible, as I believe that sharing thoughts, ideas, even doubts, is the best way for scientific knowledge to progress and make the difference in human development.
My educational background is in clinical psychiatry and neuroimaging research. I can describe my professional development in few words: “From therapist to healer”. I started as a psychiatrist to move to transpersonal psychotherapy, changing my approach to the psychological dimension from biochemical imbalances to a spiritual level; from state of vigilance, as consciousness is defined in medical terms, to states of consciousness. I moved from research in psychiatric diseases using imaging techniques to qualitative research methods applied to psychotherapy.
It is therefore with great pleasure that I accepted the appointment as director of the Integral Transpersonal Journal, which tries to reconcile science and technologies with art and poetry in the transpersonal field.
This task can be difficult as a lot of the experiences reported in this field are very personal and difficult to objectivise, and very often it is hard to express them in a scientific language, which is free from the ambiguity and ambivalence of everyday language and it has no place at all for metaphor. Quoting Janet Cohen “language of science represents the zero degree of deviance while poetic language is its possible maximum”.
I accept the challenge to reconcile scientific and poetic language on this journal, giving the place for transpersonal psychotherapist to report in a scientific language the results of their research and for transpersonal philosophers to share their thoughts and insights in a poetic and metaphorical language.
As it has been said in the first issue “The transpersonal vision is broad, deep, integral and integrating”. Transpersonal can be a philosophical approach to describe human life, it can be a therapeutic method to treat psychological, if not even physical, diseases. In this latter case we need to interface with the scientific medical environment, we have to prove the efficacy and reproducibility of our methods; we have to be prepared to defend our professionalism if not even to deny the accusation of quackery that is moved to us from the academic establishment.
I fully agree with the intent of this journal as it was stated saying: “We wish to help craft an epistemology that allows the transcendental inner experience and the phenomenal experience of the world, nature, culture and environment, consciousness and matter, to be all examined in a participatory light...”, therefore I welcome contributions in the form of philosophical discussion around general topic about human being, environment, etc. However I see this journal also as a way to develop and propagate the knowledge on transpersonal psychotherapy, therefore articles discussing in more scientific terms of therapeutic methods will be accepted as well. Of course the format of the two will be different according to the former statements.
Moreover comments on books, or papers published elsewhere, on transpersonal issues as well as on other interesting topics will be considered for a wider distribution among our readers. Whatever it is our position in the transpersonal field we have to be aware of the world around us, the academic and scientific world, the economic and the organizational world.
I look forward to involve in this exciting enterprise as more readers and contributors as possible, as I believe that sharing thoughts, ideas, even doubts, is the best way for scientific knowledge to progress and make the difference in human development.
THE INTENTION OF INTEGRAL TRANSPERSONAL JOURNAL
The transpersonal vision is broad, deep, integral and integrating. In many ways the movement that since the 1960s has gradually established itself around this vision, thereby claiming possession of the new emerging paradigm, is revolutionary. While it is firmly rooted in science, it does not forget the wealth of knowledge borne out of the greatest spiritual traditions. Indeed, it seizes upon the most thought-provoking queries and earliest insights to have accompanied mankind throughout its evolutionary path and rises to the challenge of responding to large-scale, all-encompassing questions of meaning; all the while, it traces the outlines of a science of consciousness and ultimately succeeds in conceiving a coherent and spiritualized existence.
Read more…
We would like to quote E. Lazlo when he says that “the emerging vision of reality is more than a theory and does not involve scientists alone. It draws us closer than ever to lifting the veil of sensory perception and to understanding the true nature of the world. This is a welcome discovery for our own life and prosperity that validates something we have always suspected yet were unable to express in these modern times (even though we have never tried to do so, unless in the guise of poets or lovers). That something is a sense of belonging ... we are a coherent part of a coherent world.”
By reaching beyond the barriers of space, transcending linear time and bringing about an amazing expansion of consciousness, transpersonal experiences lead us into the presence of a Oneness, let us knowingly partake in the interconnection, integrality, and consistency of the Cosmos. Our encounter with the Holy can deeply change us, making us take on the responsibility of witnessing and spreading a culture that is entwined in spirituality, imbued with love, geared towards sharing.
From Einstein onwards it has been our belief that science is lame without religion, and religion is blind without science.
We believe in the possibility of tracing the outlines of a Science that does not claim to utter certainties without providing guarantee of validity; a Science that does not wither and die in the exercise of verifiable and repeatable experimental protocols without waiving its duty to question nature by means of reliable investigative procedures; a Science that is not reduced to what is measurable but is capable – as Maslow hopes – of broadening its jurisdiction and its methods, dares to venture boldly where angels fear to tread - as suggested by Bateson – yet, at the same time, knows when to stop humbly at the threshold of the mystery.
We believe it is useful and necessary to work for the rise of a knowledge that, while providing guarantee of validity, speaks wisely on the individual Self’s participatory journey into Psyche’s Kingdom, on the individual Soul’s journey into Anima Mundi, and on the individual’s journey into the Cosmos.
This editorial project starts with the intention of being an instrument for sharing and giving to all those involved in inner experience; a meeting point for those who draw knowledge and inspiration from the transpersonal dimension.
ITJ seeks to provide a space where to gather and discuss openly, where to focus the cultural production of all those who, as humbly yet as powerfully as they can, are capable of casting upon the world the unique look of awareness, while at the same time preparing themselves to process any number of tools and frameworks designed to highlight the guarantee of validity.
In this way we wish to help craft an epistemology that allows the transcendental inner experience and the phenomenal experience of the world of nature, culture and environment, consciousness and matter, to be all examined in a participatory light that is also dynamic and interconnected by means of that threefold gaze as suggested by St. Bonaventure and submitted again by Wilber: an eye of the flesh, an eye of the mind, and an eye of the spirit.
ITJ wants to brand itself as a place of teaching and learning, and where, upon listening, one transcends and encompasses, free from the known, and where one undertakes that journey towards Oneness we strive to partake in.
From a cultural perspective, this is a journey that, following the suggestion of Confucius, should be able to restore things to their proper name, and hand words such as Science, Psyche, Theory, Soul, Spirit, Sacred, Medicine, Void, Love (to name but a few) back to their true meanings.
Staff of ITJ
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We would like to quote E. Lazlo when he says that “the emerging vision of reality is more than a theory and does not involve scientists alone. It draws us closer than ever to lifting the veil of sensory perception and to understanding the true nature of the world. This is a welcome discovery for our own life and prosperity that validates something we have always suspected yet were unable to express in these modern times (even though we have never tried to do so, unless in the guise of poets or lovers). That something is a sense of belonging ... we are a coherent part of a coherent world.”
By reaching beyond the barriers of space, transcending linear time and bringing about an amazing expansion of consciousness, transpersonal experiences lead us into the presence of a Oneness, let us knowingly partake in the interconnection, integrality, and consistency of the Cosmos. Our encounter with the Holy can deeply change us, making us take on the responsibility of witnessing and spreading a culture that is entwined in spirituality, imbued with love, geared towards sharing.
From Einstein onwards it has been our belief that science is lame without religion, and religion is blind without science.
We believe in the possibility of tracing the outlines of a Science that does not claim to utter certainties without providing guarantee of validity; a Science that does not wither and die in the exercise of verifiable and repeatable experimental protocols without waiving its duty to question nature by means of reliable investigative procedures; a Science that is not reduced to what is measurable but is capable – as Maslow hopes – of broadening its jurisdiction and its methods, dares to venture boldly where angels fear to tread - as suggested by Bateson – yet, at the same time, knows when to stop humbly at the threshold of the mystery.
We believe it is useful and necessary to work for the rise of a knowledge that, while providing guarantee of validity, speaks wisely on the individual Self’s participatory journey into Psyche’s Kingdom, on the individual Soul’s journey into Anima Mundi, and on the individual’s journey into the Cosmos.
This editorial project starts with the intention of being an instrument for sharing and giving to all those involved in inner experience; a meeting point for those who draw knowledge and inspiration from the transpersonal dimension.
ITJ seeks to provide a space where to gather and discuss openly, where to focus the cultural production of all those who, as humbly yet as powerfully as they can, are capable of casting upon the world the unique look of awareness, while at the same time preparing themselves to process any number of tools and frameworks designed to highlight the guarantee of validity.
In this way we wish to help craft an epistemology that allows the transcendental inner experience and the phenomenal experience of the world of nature, culture and environment, consciousness and matter, to be all examined in a participatory light that is also dynamic and interconnected by means of that threefold gaze as suggested by St. Bonaventure and submitted again by Wilber: an eye of the flesh, an eye of the mind, and an eye of the spirit.
ITJ wants to brand itself as a place of teaching and learning, and where, upon listening, one transcends and encompasses, free from the known, and where one undertakes that journey towards Oneness we strive to partake in.
From a cultural perspective, this is a journey that, following the suggestion of Confucius, should be able to restore things to their proper name, and hand words such as Science, Psyche, Theory, Soul, Spirit, Sacred, Medicine, Void, Love (to name but a few) back to their true meanings.
Staff of ITJ
martedì 20 dicembre 2011
Lettera dal Nuovo Direttore dell ITJ
Ho accettato con grande piacere l’incarico di nuovo direttore editoriale dell’Integral Transpersonal Journal, una rivista che ha tra i suoi intenti quello di conciliare scienza, tecnologia, arte e poesia nel campo del transpersonale. Inizio allora presentandomi ai lettori di questo periodico ed ai diversi autori che offrono la loro collaborazione.
Mi sono formata come medico psichiatra e ricercatrice nel campo delle neuroimmagini. Il mio percorso professionale può essere riassunto in poche parole: “Da terapeuta a guaritrice”. Ho cominciato come psichiatra per arrivare alla psicoterapia: lungo il cammino, il mio approccio alla dimensione psicologica è passato da quello biochimico a quello spirituale; dallo stato di vigilanza, come è definita la coscienza in termini medici, allo stato di coscienza. Dalla ricerca in campo psichiatrico con l’uso di tecniche di imaging cerebrale sono approdata ai metodi di ricerca qualitativa in psicoterapia.
Trovo stimolante l’impegno, assunto dall’ITJ, di conciliare scienza e poesia. Si tratta di un’impresa non semplice, di una sfida resa ardua dal fatto che buona parte delle esperienze riportate in ambito transpersonale sono di carattere molto personale e difficili da considerare oggettivamente: molto spesso è problematico esprimerle con il linguaggio scientifico, che, per definizione, è scevro dell’ambiguità e dell’ambivalenza del linguaggio corrente e non lascia per nulla spazio alla metafora. Ce lo ricorda Janet Cohen: “Il linguaggio scientifico ha una digressione di zero gradi, mentre il linguaggio poetico ha il massimo di digressione”.
Ritengo di fondamentale importanza offrire uno spazio nel quale gli psicoterapeuti transpersonali possano esporre in un linguaggio scientifico i risultati delle loro ricerche, e i filosofi transpersonali condividano i loro pensieri e le loro intuizioni in un linguaggio poetico e metaforico.
Come è stato sottolineato nel primo numero di questa pubblicazione, “La visione transpersonale è ampia, profonda, integrale e integrante.”; transpersonale può essere definito tanto un approccio filosofico per descrivere l’esperienza della vita umana, quanto un metodo terapeutico per trattare disturbi psicologici e forse anche fisici. E’ evidente come, in quest’ultimo caso, ci si debba confrontare con l’ambiente medico scientifico, provare l’efficacia e la riproducibilità dei metodi utilizzati, essere pronti a difendere la propria professionalità e forse anche a rigettare l’accusa di ciarlataneria che talora viene formulata dall’istituzione accademica.
Sono completamente d’accordo con l’intento dell’ITJ che, a questo proposito, dichiara: “Noi vorremmo contribuire a forgiare un’epistemologia che riconosca l’esperienza interiore trascendente e l’esperienza fenomenologica del mondo, della natura, della cultura e dell’ambiente, coscienza e materia; tutto può essere esaminato in una visione partecipativa.”.
Le pagine della rivista, che considero anche come un importante strumento per diffondere e promuovere la conoscenza nel campo della psicoterapia transpersonale, ospiteranno articoli nei quali si discuterà, con un linguaggio più scientifico, di metodi terapeutici. Ma accoglieranno con grande interesse contributi in forma di discussione filosofica, riguardo temi generali sull’essere umano, sull’ambiente, ecc. Ci sarà inoltre spazio per commenti su libri e articoli apparsi su altre pubblicazioni, sia relativamente ad argomenti di carattere transpersonale sia su questioni di interesse più ampio: in modo da favorire la loro diffusione tra i nostri lettori.
Ritengo che, qualunque sia la nostra posizione nel campo del transpersonale, dobbiamo essere consapevoli del mondo intorno a noi, tanto di quello accademico e scientifico quanto di quello economico e lavorativo. Credo, del resto, che condividere i propri pensieri, idee e persino dubbi sia il modo migliore per favorire il progresso della conoscenza scientifica e “fare la differenza” nello sviluppo umano. Non vedo l’ora di coinvolgere in questa appassionante impresa il maggior numero possibile di lettori e autori.
Giovanna Calabrese
Mi sono formata come medico psichiatra e ricercatrice nel campo delle neuroimmagini. Il mio percorso professionale può essere riassunto in poche parole: “Da terapeuta a guaritrice”. Ho cominciato come psichiatra per arrivare alla psicoterapia: lungo il cammino, il mio approccio alla dimensione psicologica è passato da quello biochimico a quello spirituale; dallo stato di vigilanza, come è definita la coscienza in termini medici, allo stato di coscienza. Dalla ricerca in campo psichiatrico con l’uso di tecniche di imaging cerebrale sono approdata ai metodi di ricerca qualitativa in psicoterapia.
Trovo stimolante l’impegno, assunto dall’ITJ, di conciliare scienza e poesia. Si tratta di un’impresa non semplice, di una sfida resa ardua dal fatto che buona parte delle esperienze riportate in ambito transpersonale sono di carattere molto personale e difficili da considerare oggettivamente: molto spesso è problematico esprimerle con il linguaggio scientifico, che, per definizione, è scevro dell’ambiguità e dell’ambivalenza del linguaggio corrente e non lascia per nulla spazio alla metafora. Ce lo ricorda Janet Cohen: “Il linguaggio scientifico ha una digressione di zero gradi, mentre il linguaggio poetico ha il massimo di digressione”.
Ritengo di fondamentale importanza offrire uno spazio nel quale gli psicoterapeuti transpersonali possano esporre in un linguaggio scientifico i risultati delle loro ricerche, e i filosofi transpersonali condividano i loro pensieri e le loro intuizioni in un linguaggio poetico e metaforico.
Come è stato sottolineato nel primo numero di questa pubblicazione, “La visione transpersonale è ampia, profonda, integrale e integrante.”; transpersonale può essere definito tanto un approccio filosofico per descrivere l’esperienza della vita umana, quanto un metodo terapeutico per trattare disturbi psicologici e forse anche fisici. E’ evidente come, in quest’ultimo caso, ci si debba confrontare con l’ambiente medico scientifico, provare l’efficacia e la riproducibilità dei metodi utilizzati, essere pronti a difendere la propria professionalità e forse anche a rigettare l’accusa di ciarlataneria che talora viene formulata dall’istituzione accademica.
Sono completamente d’accordo con l’intento dell’ITJ che, a questo proposito, dichiara: “Noi vorremmo contribuire a forgiare un’epistemologia che riconosca l’esperienza interiore trascendente e l’esperienza fenomenologica del mondo, della natura, della cultura e dell’ambiente, coscienza e materia; tutto può essere esaminato in una visione partecipativa.”.
Le pagine della rivista, che considero anche come un importante strumento per diffondere e promuovere la conoscenza nel campo della psicoterapia transpersonale, ospiteranno articoli nei quali si discuterà, con un linguaggio più scientifico, di metodi terapeutici. Ma accoglieranno con grande interesse contributi in forma di discussione filosofica, riguardo temi generali sull’essere umano, sull’ambiente, ecc. Ci sarà inoltre spazio per commenti su libri e articoli apparsi su altre pubblicazioni, sia relativamente ad argomenti di carattere transpersonale sia su questioni di interesse più ampio: in modo da favorire la loro diffusione tra i nostri lettori.
Ritengo che, qualunque sia la nostra posizione nel campo del transpersonale, dobbiamo essere consapevoli del mondo intorno a noi, tanto di quello accademico e scientifico quanto di quello economico e lavorativo. Credo, del resto, che condividere i propri pensieri, idee e persino dubbi sia il modo migliore per favorire il progresso della conoscenza scientifica e “fare la differenza” nello sviluppo umano. Non vedo l’ora di coinvolgere in questa appassionante impresa il maggior numero possibile di lettori e autori.
Giovanna Calabrese
domenica 18 dicembre 2011
C’est l’argent qui fait la guerre
Sono i soldi che fanno la guerra, dicono i francesi, ma, non di solo pane vive l’uomo ammoniscono le sacre scritture.
La storia dell’umanità si è svolta e ancora si svolge lungo le linee tracciate dal confronto e più spesso dallo scontro tra le due polarità racchiuse nella frase precedente.
La psicologia con Maslow legge questo processo dinamico in un’ottica evolutiva suggerendo che la lotta per la soddisfazione dei bisogni carenziali cessa con la loro gratificazione. Solo allora la coscienza si apre all’esplorazione dei bisogni di ordine transpersonale, connessi al pieno compimento di Sé.
Una certa antropologia, con Maria Gimbutas e Riane Eisler individua il conflitto nella lotta per la supremazia tra una cultura del dominio maschile e competitiva e una cultura della condivisone che si espresse in un remoto passato sotto l‘egida del potere femminile della Dea Madre e ora giace scordata e sconfitta da millenni di potere maschile.
I politici tirando per la giacca ora l’una ora l’altra delle due weltanschauung, saccheggiandone spesso inconsapevolmente i contenuti, tendono ad appropriarsi dei loro valori migliori asservendoli ai loro interessi di partito.
I filosofi della scienza si sbracciano a ricordarci che è in corso un cambiamento di paradigma per il quale metodi quali la misurazione, la ripetibilità e la verificabilità stanno stretti al nuovo mondo emergente dalle indagini della fisica delle particelle, della nuova biologia e della ricerca sugli stati della coscienza.
Gli economisti sono divisi sul da farsi ma concordi nel delineare una crisi planetaria senza precedenti. Non conosciamo a sufficienza di economia per parlarne ma appare evidente che stiamo assistendo a un vecchio che sta morendo e a un nuovo che sta cercando di emergere; si pensi alla green economy, alla finanza etica, agli eco-villaggi, ai forum internazionali sull’eco-sostenibilità, alle organizzazioni per un commercio equo e solidale o alla recente svolta ecologica della Cina.
In questo contesto si colloca l’emergenza della figura del counselor e la lotta senza quartiere che certi settori del mondo psicologico stanno portando avanti contro di essa.
La FAIP, Federazione delle Associazioni Italiane di Psicoterapia, in disaccordo con questa linea, ha accolto e sostenuto fin dagli inizi l’affermarsi della professione del counselor come autonoma rispetto alla psicologia, alla psicoterapia e alla medicina, in quanto intravede in essa l’espressione di un nuovo che avanza e che va incoraggiato.
La storia della FAIP è trasparente e coerente fin dai suoi inizi quando, negli anni novanta si costituì per affermare la specificità della psicoterapia e sostenere tutti gli approcci psicoterapeutici indipendentemente dal fatto che richiedessero e/o ottenessero riconoscimenti ministeriali, per affermare il diritto a una psicoterapia autonoma e svincolata dalla medicina e dalla psicologia, per sostenere in seno all’EAP (European Association for Psychotherapy) il Certificato Europeo di Psicoterapia.
Oggi la FAIP tutela e associa diverse Scuole di Psicoterapia riconosciute dal MIUR e Centri di Ricerca in Psicoterapia, unitamente ad un cospicuo numero di Scuole di Counseling che si riconoscono in una visione sinergica e inclusiva, piuttosto che competitiva ed esclusiva, forte della consapevolezza che il nuovo paradigma emergente sappia fornire strumenti e metodi a un nuovo modello di sviluppo fondato sulla collaborazione e la fiducia reciproche piuttosto che sul conflitto e la diffidenza.
Il nuovo paradigma suggerisce percorsi per declinare il trascendimento e l’inclusione dei vecchi sistemi di pensiero antagonisti in un meta-sistema unitario e interconnesso antesignano di una cultura della condivisione e di una società ad alta sinergia in grado di dissolvere i conflitti nella comprensione e nel rispetto reciproci.
Il counselor, libero da categorie nosografiche, set diagnostici e protocolli d’intervento, non vincolato alla rigidità di un setting strutturato né sottomesso ad una lettura biomedica della psiche, si configura come il soggetto di cui il nuovo paradigma e la nuova società hanno bisogno come l’aria.
Il counselor non ha e non vuole avere le competenze dello psicologo, non è interessato allo studio del cervello, né della statistica o delle teorie psicologiche, non ha nessuna motivazione all’utilizzo di test psicologici o all’interpretazione dei sogni. Il counselor, ascolta, osserva, insegna a trovare le risposte dentro di sé, suggerisce nuove visioni, parla di sé e della propria esperienza, si fa conoscere, si occupa di persone non di casi, aiuta a dissolvere i conflitti riconoscendo in questi la risorsa, offrendo soluzioni creative anziché analizzare la personalità, o indagare i perché.
Il counselor nella sua formazione si mette in gioco in prima persona, piange o urla, danza o respira, visualizza o esplora i suoi stati di coscienza, impara la padronanza emotiva e lo sviluppo delle potenzialità, l’utilizzo della creatività e la presenza a se stesso, l’ascolto attivo e l’empatia. Il counselor accompagna, solidarizza, comprende, soffre con senza identificarsi, non ha paura di pronunciare parole come amore o compassione.
Il counselor oltre che nel proprio studio, va per le strade, nei luoghi di aggregazione, valuta le attitudini personali, incoraggia alla responsabilità individuale e alla pianificazione strategica, educa alla legalità e al rispetto, all’intelligenza emotiva e allo sviluppo dell’intuizione; accompagna emergenze spirituali, offre sostegno e solidarietà, ascolto e cortesia a coloro che vivono difficoltà di qualsiasi natura (giovani disagiati, portatori di handicap, anziani, genitori in difficoltà, coppie separati, immigrati, adolescenti e bambini). Oppure ancora, il counselor organizza corsi d’informazione/formazione per chiunque volesse imparare a utilizzare le proprie potenzialità e risvegliare le proprie qualità più elevate, umane o professionali, per chiunque voglia varcare le soglie dei propri limiti emotivi o mentali ed esplorare la ricchezza dei territori della coscienza.
I counselor sa o deve sapere di non essere medico o psicologo o psicoterapeuta o insegnante, sa o deve conoscere i propri limiti che non devono consentirgli di invadere aree per le quali non ha competenze, ma chiede rispetto e afferma il suo diritto a esistere come figura autonoma, consapevole della necessità che la modernità in crisi ha della sua eclettica e umana abilità.
Da parte nostra crediamo in tale necessità e suggeriamo agli psicologi di accogliere la sfida a rinnovarsi e a collaborare, certi che essi stessi avranno gradite sorprese da una sinergia con i counselor. Basti pensare agli spazi che si aprono nella formazione e nella supervisione, così come della presa in carico in seconda battuta dell’utenza che dopo un iniziale approccio alla conoscenza di sé sentirà l’esigenza o la necessità di indagare in profondità.
Voglio concludere in quanto membro del Direttivo FAIP e suo portavoce, invitando le organizzazioni di psicologi e Altra Psicologia, che ringraziamo per ospitare queste righe, a mostrare la stessa lungimiranza che, in un recente passato, seppero avere i medici nei confronti della nascente professione di psicologo.
Dott. Pier Luigi Lattuada
Membro Direttivo FAIP
Sono i soldi che fanno la guerra, dicono i francesi, ma, non di solo pane vive l’uomo ammoniscono le sacre scritture.
La storia dell’umanità si è svolta e ancora si svolge lungo le linee tracciate dal confronto e più spesso dallo scontro tra le due polarità racchiuse nella frase precedente.
La psicologia con Maslow legge questo processo dinamico in un’ottica evolutiva suggerendo che la lotta per la soddisfazione dei bisogni carenziali cessa con la loro gratificazione. Solo allora la coscienza si apre all’esplorazione dei bisogni di ordine transpersonale, connessi al pieno compimento di Sé.
Una certa antropologia, con Maria Gimbutas e Riane Eisler individua il conflitto nella lotta per la supremazia tra una cultura del dominio maschile e competitiva e una cultura della condivisone che si espresse in un remoto passato sotto l‘egida del potere femminile della Dea Madre e ora giace scordata e sconfitta da millenni di potere maschile.
I politici tirando per la giacca ora l’una ora l’altra delle due weltanschauung, saccheggiandone spesso inconsapevolmente i contenuti, tendono ad appropriarsi dei loro valori migliori asservendoli ai loro interessi di partito.
I filosofi della scienza si sbracciano a ricordarci che è in corso un cambiamento di paradigma per il quale metodi quali la misurazione, la ripetibilità e la verificabilità stanno stretti al nuovo mondo emergente dalle indagini della fisica delle particelle, della nuova biologia e della ricerca sugli stati della coscienza.
Gli economisti sono divisi sul da farsi ma concordi nel delineare una crisi planetaria senza precedenti. Non conosciamo a sufficienza di economia per parlarne ma appare evidente che stiamo assistendo a un vecchio che sta morendo e a un nuovo che sta cercando di emergere; si pensi alla green economy, alla finanza etica, agli eco-villaggi, ai forum internazionali sull’eco-sostenibilità, alle organizzazioni per un commercio equo e solidale o alla recente svolta ecologica della Cina.
In questo contesto si colloca l’emergenza della figura del counselor e la lotta senza quartiere che certi settori del mondo psicologico stanno portando avanti contro di essa.
La FAIP, Federazione delle Associazioni Italiane di Psicoterapia, in disaccordo con questa linea, ha accolto e sostenuto fin dagli inizi l’affermarsi della professione del counselor come autonoma rispetto alla psicologia, alla psicoterapia e alla medicina, in quanto intravede in essa l’espressione di un nuovo che avanza e che va incoraggiato.
La storia della FAIP è trasparente e coerente fin dai suoi inizi quando, negli anni novanta si costituì per affermare la specificità della psicoterapia e sostenere tutti gli approcci psicoterapeutici indipendentemente dal fatto che richiedessero e/o ottenessero riconoscimenti ministeriali, per affermare il diritto a una psicoterapia autonoma e svincolata dalla medicina e dalla psicologia, per sostenere in seno all’EAP (European Association for Psychotherapy) il Certificato Europeo di Psicoterapia.
Oggi la FAIP tutela e associa diverse Scuole di Psicoterapia riconosciute dal MIUR e Centri di Ricerca in Psicoterapia, unitamente ad un cospicuo numero di Scuole di Counseling che si riconoscono in una visione sinergica e inclusiva, piuttosto che competitiva ed esclusiva, forte della consapevolezza che il nuovo paradigma emergente sappia fornire strumenti e metodi a un nuovo modello di sviluppo fondato sulla collaborazione e la fiducia reciproche piuttosto che sul conflitto e la diffidenza.
Il nuovo paradigma suggerisce percorsi per declinare il trascendimento e l’inclusione dei vecchi sistemi di pensiero antagonisti in un meta-sistema unitario e interconnesso antesignano di una cultura della condivisione e di una società ad alta sinergia in grado di dissolvere i conflitti nella comprensione e nel rispetto reciproci.
Il counselor, libero da categorie nosografiche, set diagnostici e protocolli d’intervento, non vincolato alla rigidità di un setting strutturato né sottomesso ad una lettura biomedica della psiche, si configura come il soggetto di cui il nuovo paradigma e la nuova società hanno bisogno come l’aria.
Il counselor non ha e non vuole avere le competenze dello psicologo, non è interessato allo studio del cervello, né della statistica o delle teorie psicologiche, non ha nessuna motivazione all’utilizzo di test psicologici o all’interpretazione dei sogni. Il counselor, ascolta, osserva, insegna a trovare le risposte dentro di sé, suggerisce nuove visioni, parla di sé e della propria esperienza, si fa conoscere, si occupa di persone non di casi, aiuta a dissolvere i conflitti riconoscendo in questi la risorsa, offrendo soluzioni creative anziché analizzare la personalità, o indagare i perché.
Il counselor nella sua formazione si mette in gioco in prima persona, piange o urla, danza o respira, visualizza o esplora i suoi stati di coscienza, impara la padronanza emotiva e lo sviluppo delle potenzialità, l’utilizzo della creatività e la presenza a se stesso, l’ascolto attivo e l’empatia. Il counselor accompagna, solidarizza, comprende, soffre con senza identificarsi, non ha paura di pronunciare parole come amore o compassione.
Il counselor oltre che nel proprio studio, va per le strade, nei luoghi di aggregazione, valuta le attitudini personali, incoraggia alla responsabilità individuale e alla pianificazione strategica, educa alla legalità e al rispetto, all’intelligenza emotiva e allo sviluppo dell’intuizione; accompagna emergenze spirituali, offre sostegno e solidarietà, ascolto e cortesia a coloro che vivono difficoltà di qualsiasi natura (giovani disagiati, portatori di handicap, anziani, genitori in difficoltà, coppie separati, immigrati, adolescenti e bambini). Oppure ancora, il counselor organizza corsi d’informazione/formazione per chiunque volesse imparare a utilizzare le proprie potenzialità e risvegliare le proprie qualità più elevate, umane o professionali, per chiunque voglia varcare le soglie dei propri limiti emotivi o mentali ed esplorare la ricchezza dei territori della coscienza.
I counselor sa o deve sapere di non essere medico o psicologo o psicoterapeuta o insegnante, sa o deve conoscere i propri limiti che non devono consentirgli di invadere aree per le quali non ha competenze, ma chiede rispetto e afferma il suo diritto a esistere come figura autonoma, consapevole della necessità che la modernità in crisi ha della sua eclettica e umana abilità.
Da parte nostra crediamo in tale necessità e suggeriamo agli psicologi di accogliere la sfida a rinnovarsi e a collaborare, certi che essi stessi avranno gradite sorprese da una sinergia con i counselor. Basti pensare agli spazi che si aprono nella formazione e nella supervisione, così come della presa in carico in seconda battuta dell’utenza che dopo un iniziale approccio alla conoscenza di sé sentirà l’esigenza o la necessità di indagare in profondità.
Voglio concludere in quanto membro del Direttivo FAIP e suo portavoce, invitando le organizzazioni di psicologi e Altra Psicologia, che ringraziamo per ospitare queste righe, a mostrare la stessa lungimiranza che, in un recente passato, seppero avere i medici nei confronti della nascente professione di psicologo.
Dott. Pier Luigi Lattuada
Membro Direttivo FAIP
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